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Nel 2007 il credito complessivo alle famiglie ha registrato una crescita annua ancora buona (+8,7%), sebbene in ulteriore rallentamento rispetto al passato. Si tratta di un trend che accomuna i principali paesi dell’area Euro e che fa seguito ad un ciclo di forte espansione del credito terminato a fine 2005. La fase riflessiva del mercato si innesta in un contesto di generale debolezza del quadro economico e di crescente incertezza delle famiglie, oltre che di maggiore maturità del mercato.

Gli operatori hanno comunque saputo reagire alla sopravvenuta fragilità della domanda reindirizzando le politiche di offerta, in termini di innovazione/ristrutturazione dei prodotti e di maggiore flessibilità delle soluzioni proposte. Un orientamento peraltro favorito dall’aumento del tono competitivo oltre che dagli interventi normativi, come i Decreti Bersani e la conferma delle agevolazioni per l’acquisto di beni durevoli.
Il comparto più dinamico nei finanziamenti retail resta il credito al consumo, che ha registrato nel 2007, per il complesso degli operatori, un incremento dell’11,3%. Il mercato supera così i 98 miliardi in termini di consistenze, registrando però un rallentamento della crescita, anche in conseguenza del clima di incertezza del secondo semestre 2007 e del progressivo rallentamento della crescita dei consumi.

I modelli di business nel credito al consumo hanno continuato ad evolvere verso una sempre maggiore integrazione delle Istituzioni Finanziarie e banche Specializzate (IFS) con le reti bancarie nella distribuzione dei finanziamenti alle famiglie.
Per quanto riguarda le banche generaliste, si è mantenuta l’attenzione degli operatori ai prestiti personali: allungamento delle scadenze e aumento degli importi finanziati sono, nel complesso, le caratteristiche rilevate per il credito al consumo nel 2007 in questo comparto. Viceversa le politiche distributive del credito finalizzato si sono orientate verso le società prodotto specializzate del gruppo bancario di appartenenza, mantenendo gli sportelli della banca la funzione di canale distributivo per il collocamento e la promozione dei diversi prodotti offerti. Questo fenomeno indica come l’integrazione fra banca e società specializzata presenti attualmente una forte opportunità, dove la specializzata può vantarsi di esperienza e know how in termini di gestione e marketing, mentre la banca è forte di una vasta rete distributiva tramite i suoi sportelli. Come conseguenza del perseguimento delle politiche appena descritte, risulta ulteriormente aumentata nel corso del 2007 la quota di mercato delle istituzioni finanziarie specializzate (IFS).
Analizzando nel dettaglio l’attività delle istituzioni finanziarie specializzate, le tipologie di finanziamento con ritmi di crescita più sostenuti sono state quelle dei prestiti non finalizzati e della cessione del quinto dello stipendio (+12,8%). I crediti finalizzati mostrano invece un’evoluzione decisamente contenuta e le carte di credito a rimborso prevalentemente revolving, per la prima volta dopo anni di crescita intensa, evidenziano una dinamica inferiore (+6,7%) a quella media del credito al consumo nel suo complesso.
È continuato infatti, anche nel 2007, il trend di progressiva ricomposizione del mix di prodotti offerti dalle istituzioni finanziarie specializzate a favore delle forme di credito erogato direttamente al cliente finale, senza l’intermediazione del punto vendita di beni/servizi. Complessivamente, i finanziamenti diretti (cioè i prestiti non finalizzati, i finanziamenti via carte revolving e i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio) arrivano a rappresentare oltre la metà del nuovo credito erogato (53%). Sul fronte del credito finalizzato, il settore dei finanziamenti dedicati ad acquisti nel comparto della mobilità risulta ancora quello più consistente in termini di quota di flussi erogati (38% del totale delle erogazioni). Tornano a ridursi (-1,5% nel 2007 dopo la ripresa dell’anno precedente) i volumi degli altri finanziamenti finalizzati che rappresentano una quota pari al 9,5% del totale erogato. In particolare calano del -3,6% nel 2007 i crediti erogati per gli acquisti di arredo, del -7,6% quelli per elettronica ed elettrodomestici, mentre crescono del +6,1% i finanziamenti per altri beni e servizi (quali viaggi, spese mediche, palestre, ecc.).
La maggiore concorrenza, nonché l’innovazione e la flessibilità dell’offerta hanno sostenuto il mercato dei mutui, incentivato anche dai provvedimenti normativi. La crescita delle consistenze è tuttavia limitata dalla debolezza del ciclo immobiliare. Il mercato mostra infatti segnali che prefigurano la fine del ciclo espansivo, con la prospettiva di un ulteriore rallentamento nel 2008, anche a fronte della sopraggiunta minore attrattività dell’investimento immobiliare.

Per i mutui destinati all’acquisto di abitazioni il 2007 si è chiuso con una lieve flessione delle erogazioni, ma il mercato si conferma comunque dinamico e le consistenze risultano aumentate dell’8,7% rispetto alla fine del 2006, un dato rilevante se si considera che fa seguito ad una significativa crescita registrata negli ultimi anni. Il mutamento delle condizioni ambientali ha accelerato la ricomposizione verso i mutui a tasso fisso, riflettendo il cambiamento delle preferenze delle famiglie, peraltro evidenziato anche dalla maggiore diffusione dei mutui di sostituzione e dagli interventi in termini di portabilità. Ad oggi il mercato italiano resta ancora meno sviluppato nel confronto europeo, evidenziando un livello di indebitamento delle famiglie che rimane molto al di sotto di quello dei principali paesi, allontanando il rischio di sovraindebitamento. Infatti, se da un lato le caratteristiche strutturali del sistema italiano, come ad esempio il minor livello di loan to value ratio (LTV) dei finanziamenti erogati, hanno contenuto in passato il livello di indebitamento delle famiglie, dall’altro limitano oggi l’esposizione del sistema bancario italiano ai rischi legati alla dinamica del mercato immobiliare, costituendo pertanto un’opportunità di crescita per i prossimi anni. Complessivamente, è continuato il trend di crescita del tasso di indebitamento, che nel 2007 in Italia si è attestato al 50%, sostenuto prevalentemente dalla componente a maggiore scadenza. Tuttavia, l’incremento di circa tre punti percentuali rispetto al 2006 risulta progressivamente più contenuto rispetto a quello evidenziato nell’ultimo biennio, riflettendo il rallentamento del mercato. L’onerosità del debito delle famiglie è leggermente aumentata, scontando perlopiù la dinamica dei tassi d’interesse. Nonostante le crescite sostenute degli ultimi anni, il livello di indebitamento delle famiglie italiane rimane tuttavia molto al di sotto di quello dei principali paesi europei (che si attesta nel 2007 al 74,3% in Francia, circa al 100% in Germania, al 133,5% in Spagna ed al 169% nel Regno Unito).
Per quanto riguarda la rischiosità, anche se si rilevano alcuni segnali di tensione, complessivamente la qualità del credito alle famiglie si mantiene buona. Per il credito al consumo si rileva una sostanziale stabilità della componente del rischio relativa alle sofferenze, mentre risultano in lieve aumento le insolvenze, sia gravi che leggere, nonché il tasso di default (tasso di decadimento) che passa dall’1,9% di dicembre 2006 al 2,1% di fine 2007. Anche il segmento dei mutui mostra alcuni segnali di aumento della rischiosità, la quale tuttavia si attesta su livelli ritenuti ancora sotto controllo. Il tasso di default risulta pari all’1,2% mentre l’incidenza dello stock di sofferenze sugli impieghi aumenta nell’anno di 0,5 punti percentuali attestandosi a dicembre 2007 al 2%. L’evoluzione della qualità del credito nel suo complesso si colloca in un quadro congiunturale che nel 2007 ha vissuto un periodo di incertezza legato all’andamento dell’economia nazionale ed al possibile riflesso delle turbolenze avvenute sui mercati finanziari internazionali. Il trend non positivo di alcune delle principali variabili macroeconomiche, come l’aumento dei prezzi al consumo dei beni alimentari ed energetici, ha condizionato il potere d’acquisto delle famiglie, e l’aumento dei tassi interbancari ha inciso sugli oneri del debito e quindi sugli importi delle rate da sostenere, minacciando l’equilibrio economico finanziario di alcune fasce di famiglie.
Prospettive
Le analisi prospettiche fanno ritenere che il 2008 rappresenterà per il settore un periodo di transizione, caratterizzato da un lento e graduale assorbimento delle attuali tensioni, a cui farà seguito una maggiore vivacità nel biennio 2009-2010. Complessivamente alla fine del 2008 la crescita dei finanziamenti alle famiglie erogati dalle banche e dalle istituzioni finanziarie specializzate si prevede che si attesterà al 3,9%, portandosi al 6,3% e al 6,5% rispettivamente nel 2009 e nel 2010.
Nel biennio 2009-2010 il credito al consumo resterà la componente più dinamica, con ritmi di crescita pari rispettivamente all’8,2% e al 9,6%, a fronte del 7,2% stimato per la fine del 2008. Alla fine del 2008 la crescita dello stock di mutui immobiliari alle famiglie dovrebbe invece attestarsi al 2,5%. Nel biennio 2009-2010, la crescita dei prestiti per l’acquisto di abitazioni dovrebbe attestarsi rispettivamente al 5,9% e al 5,3%.
L’analisi dell’Osservatorio Assofin-CRIF-Prometeia prevede, inoltre, che l’adeguamento dell’offerta all’evoluzione dei comportamenti finanziari e dei bisogni delle famiglie renderà la linea di demarcazione tra mutui e credito al consumo sempre meno evidente, accompagnandosi a una ricomposizione verso importi e scadenze più lunghe.
Il tasso di indebitamento è previsto che si attesti nel 2010 al 52,7% a fronte del 50% circa del 2007, rallentando il ritmo di crescita rispetto al recente passato.
Infine, il leggero incremento atteso nei tassi di sofferenza per il 2008 risulterà comunque contenuto e in graduale attenuazione già a partire dal 2009, evidenziando nel complesso una rischiosità che rimane sotto controllo. |