I Piccoli Operatori Economici (POE), ovvero le imprese italiane con meno di 10 dipendenti e/o un fatturato inferiore a 2,5 milioni di Euro, continuano a risentire dell’attuale contesto di congiuntura economica negativa e mostrano segnali di perdurante prudenza e incertezza.
Dall’analisi dell’ultima edizione dell’Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici, realizzato da CRIF Decision Solutions e Nomisma, emerge infatti che se nel corso del 2009 solo il 26,6% dei POE ha effettuato investimenti (-9 punti percentuali rispetto al 2007, prima della crisi) anche nel 2010 la quota di POE intenzionati a investire è prevista in calo (oltre -2 punti percentuali, attestandosi al 24,5%).
La contrazione della domanda di prodotti da parte dei mercati, in stallo per via della difficile situazione economica globale, è considerata la causa principale delle difficoltà di crescita delle imprese, ancor prima della difficoltà nel reperimento delle risorse necessarie. Inoltre, questa diminuzione della domanda, secondo l’indagine diretta presentata dall’Osservatorio, dipende in modo rilevante dalla situazione economica nazionale addirittura per il 70,5% delle imprese. Nel 2009 e nelle previsioni 2010, il calo della domanda, degli ordini e delle attese di produzione ha determinato l’accumulo delle scorte delle aziende, provocando una progressiva diminuzione del livello di investimenti fissi, soprattutto materiali (rinnovo locali, macchinari/attrezzature, informatizzazione, sicurezza).
L’aumento degli investimenti produttivi dovrebbe pertanto essere strettamente collegato proprio alla ripresa dell’economia e alla conseguente richiesta di merci e materiali.
Nella seconda parte del 2010 e nel 2011, le attese di crescita - un segnale positivo si rileva dall’indice di produzione industriale che nel primo trimestre 2010 è aumentato del 3,1% - potrebbero quindi incentivare l’aumento degli investimenti fissi effettuati dai POE.
Percentuale di POE investitori per tipologia di investimenti effettuati e programmati (materiali e immateriali)

IL CREDITO ALLE MICROIMPRESE: IMPIEGHI EROGATI E RISCHIOSITÀ DEL MERCATO
Sul fronte del credito bancario domanda e offerta appaiono ancora condizionate da un’estrema prudenza, tanto che a fine 2009 gli impieghi erogati ai Piccoli Operatori Economici hanno raggiunto valori di crescita prossimi allo zero (+0,19% rispetto al 2008 per le imprese produttrici; -0,28% per le società non finanziarie).
Nel dettaglio, i crediti con durata superiore a 5 anni sono in aumento, mentre presentano un trend in netto peggioramento quelli con durata inferiore a un anno (da +7,78% a -8,55% nell’arco di 12 mesi) così come quelli tra 1 e 5 anni (-6,85%).
Dall’analisi della rischiosità del credito concesso alle microimprese, per tutto l’arco del 2009 emerge un deterioramento che conferma che il perdurare della crisi non ha ancora esaurito il suo effetto: i lievi segnali di rallentamento nella crescita dei tassi di sofferenza, insolvenza grave e insolvenza lieve registrati a fine anno non sono infatti confermati dall’evoluzione del tasso di decadimento (ovvero l’indice di rischio di credito di tipo dinamico che misura le nuove sofferenze e i ritardi di 6 o più rate nell’ultimo anno di rilevazione).
In dettaglio, il ritmo di crescita del tasso di sofferenza sta rallentando, anche se a dicembre 2009 aveva raggiunto il 7,59%, con un incremento di quasi 2 punti percentuali nel corso dell’anno di rilevazione. I tassi di insolvenza leggera e grave, invece, mostrano una sostanziale stabilità, pur con un lieve miglioramento a fine 2009, collocandosi rispettivamente al 4,5 % e al 2,2%. Al contrario, i tassi di decadimento hanno continuato a crescere per tutto il 2009, e in particolare quello a 90 giorni ha registrato un incremento più rapido, sfiorando a fine anno il 7%, oltre un punto e mezzo percentuale in più rispetto all’anno precedente.
Il rischio di credito dei POE: indicatori statici (sofferenza, insolvenza grave e insolvenza leggera) e dinamici (tasso di decadimento)

L’ANALISI SETTORIALE
L’Osservatorio CRIF Decision Solutions-Nomisma ha messo in evidenza come anche nel 2009 siano stati gli operatori del settore agricolo a investire in misura maggiore rispetto agli altri comparti economici, seguiti da quelli dei servizi e del settore manifatturiero.
Il settore dell’agricoltura conferma anche il livello di minore rischiosità creditizia, storicamente osservato in questo comparto, con un tasso di sofferenza che si attesta al 3% a fine 2009. È stato invece il settore dell’edilizia e opere pubbliche a registrare a fine anno il tasso di sofferenza più elevato (9,27%), seguito dai servizi e trasporti (9,11%) e dal commercio (8,93%).
Per quanto riguarda la propensione a investire, nel 2010 è il commercio l’unico comparto il cui numero di investitori risulta in crescita rispetto al 2009 (+4%), in particolare per la ricerca di nuovi locali, nuovi prodotti e mercati. Al contrario, è il settore manifatturiero quello in cui è prevista la contrazione maggiore, con un crollo dei POE investitori dal 35,8% del 2007 al modesto 18,1% del 2010, seguito dal terziario, che risente della contrazione della domanda internazionale.
Percentuale di POE investitori per settore merceologico (anni 2007 – 2010)
