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Le microimprese italiane investono sempre meno
Roma,
11/11/2009
Ulteriore battuta d’arresto negli investimenti effettuati, in particolare dai POE del Nord Est.
Previsto un calo degli investimenti anche nel 2010.
Diminuiscono gli impieghi bancari e peggiora la qualità del credito.
I Confidi si ritagliano un ruolo sempre più importante nel credito alle imprese.
Il permanere di difficoltà non solo congiunturali ma anche strutturali nel Paese sta determinando
un’ulteriore battuta di arresto nella propensione ad investire
dei Piccoli Operatori Economici (POE), ovvero le imprese italiane con meno di 10 dipendenti e/o 2,5 milioni di Euro di fatturato.
Dall’analisi dell’ultima edizione dell’
Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici
realizzato da
CRIF Decision Solutions
e
Nomisma
, presentata oggi a Roma, emerge infatti il
nuovo calo del numero di microimprese che hanno effettuato investimenti
e, contestualmente, l’
aumento del livello di incertezza rispetto alla pianificazione e alla programmazione del ciclo di investimenti futuri
.
Se, da un lato, nel 2009 si è confermato il calo di POE investitori (il 26,6% rispetto al 29,2% dell’anno precedente), in linea con le previsioni della precedente indagine dell’Osservatorio, dall’altro è cresciuta anche la quota di
indecisi
rispetto alla pianificazione degli investimenti per l’anno successivo a quello di indagine, salita a
circa il 15% rispetto al 7,6% del 2008
.
Rispetto all’anno in corso, nel
2010
dovrebbero
ulteriormente diminuire i volumi di investimenti effettuati
, con solo il 24,5% di piccoli imprenditori che dichiarano di aver pianificato investimenti per il prossimo anno.
Andamento degli investimenti effettuati e programmati : POE investitori (Anni 2007-2009; Val. %)
Fonte: Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici, vol. 14
Per quanto riguarda la tipologia di investimenti, in un contesto di flessione complessiva dei volumi, l’anno prossimo caleranno drasticamente quelli a carattere materiale di più lungo periodo (acquisto di macchinari e attrezzature, informatizzazione aziendale, ecc.) mentre dovrebbero rimanere stabili o in lieve decremento quelli di tipo immateriale (ricerca di nuovi prodotti e mercati, rafforzamento dell’area finanziaria, ecc.).
Secondo l’Osservatorio CRIF Decision Solutions-Nomisma, per far fronte alle criticità di mercato la
strategia predominante delle microimprese
si sta dimostrando quella
di attuare nel breve periodo un presidio dell’efficienza finanziaria interna all’azienda e un rafforzamento del mercato di riferimento
, al fine di meglio controllare e consolidare il proprio business in momenti di difficoltà competitive sia attuali che prospettiche.
Il credito alle microimprese
Sul fronte del credito ai Piccoli Operatori Economici, nel contesto del trend di decelerazione registrato negli ultimi due anni dal complesso degli impieghi erogati alle imprese italiane dal sistema bancario, i finanziamenti erogati alle famiglie produttrici (per lo più POE) hanno raggiunto nel corso del 2009 un segno negativo, con il dato in lieve controtendenza positiva dello scorso mese di giugno (+0,9%). Tuttavia le aspettative non sono quelle di una rapida ripresa e uscita dalla crisi congiunturale e neppure di un veloce ritorno ai precedenti ritmi di crescita del credito alle imprese. D’altro canto, il progressivo rallentamento della crescita dei finanziamenti ai POE deve attribuirsi sia alla fase di stasi negli investimenti, e quindi alla conseguente domanda di credito da parte degli imprenditori, sia ad un atteggiamento cautelativo da parte degli istituti di credito.
Dall’analisi sulla qualità del credito alle microimprese emerge anche che
il perdurare della crisi economica non ha ancora esaurito il suo effetto sull’evoluzione dei tassi di rischiosità
. Le piccole imprese, infatti, soffrono sia di un calo della domanda che delle asimmetrie temporali tra incassi e pagamenti, che si ripercuotono negativamente sulla capacità di rispettare la restituzione delle rate/rientri sui finanziamenti bancari ricevuti.
Nell’arco dell’ultimo anno il
tasso di sofferenza è aumentato di quasi 2 punti percentuali
, con un ritmo di mezzo punto percentuale a trimestre: a
giugno 2009
l’indice
si è attestato al 6,78%
.
Anche i
tassi di insolvenza leggera e grave mostrano un deciso rialzo
rispetto all’anno precedente, registrando a giugno 2009 rispettivamente i valori del
4,6%
e del
2,3%, così come i tassi di decadimento
, ovvero gli indici di rischiosità di tipo dinamico che misurano le nuove sofferenze. In particolare il tasso di decadimento a 90 giorni registra l’incremento più marcato, attestandosi al 6,36%, oltre un punto e mezzo percentuale in più rispetto a giugno 2008.
Evoluzione dei tassi di rischiosità creditizia (tasso di sofferenza, di insolvenza grave e leggera - valori %)
Fonte: Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici, vol. 14
L'analisi territoriale
A livello territoriale emerge che il clima di sfiducia e di difficoltà che sta caratterizzando le microimprese italiane colpisce in particolar modo le regioni del Nord Est. In particolare, dal 2007 al 2009
si è quasi dimezzato il numero di microimprese di tale ripartizione geografica (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna) che hanno effettuato investimenti
(con una quota scesa dal 40,8% al 26,2%). Ma il calo degli investimenti caratterizza complessivamente le microimprese dell’intera Penisola nell’ultimo triennio: il
Centro
ha registrato infatti un calo di POE investitori di
-8,5 punti percentuali
, il
Nord Ovest
di
-7,2 punti percentuali
e il
Sud
di -
4,3 percentuali
. Anche a livello previsionale, sono ancora i piccoli operatori
del Nord Est
a evidenziare il
maggior calo degli investimenti programmati
(si prevede un calo di 3 punti percentuali tra il 2009 e il 2010), mentre dovrebbero aumentare, rispetto all’anno in corso, gli investitori del Nord Ovest (+1 punto percentuale), quelli del Centro (+3 punti percentuali) e, soprattutto, quelli del Sud (+9 punti percentuali). Tale diversità di comportamento al Centro e al Sud Italia è parzialmente attribuibile al maggior orientamento dei POE del Mezzogiorno italiano verso il mercato e le dinamiche di impresa locali.
Per quanto riguarda la qualità del credito, tutte le macroaree registrano un netto peggioramento della qualità dei crediti erogati alle piccole imprese, anche se l’evoluzione degli indici di rischiosità risulta particolarmente negativa nel Sud del Paese.
Il ruolo dei confidi e del credito garantito
L’ultima edizione dell’Osservatorio presenta un approfondimento sul
ruolo dei Confidi
, che hanno aumentato notevolmente la loro penetrazione nel mercato, con
crescenti quote di finanziamenti bancari assistiti da garanzie consortili
.
La crescita significativa delle operazioni garantite, in uno scenario di aumento “sistemico” della rischiosità, ha però comportato un generalizzato peggioramento della qualità del credito, in particolare sulle generazioni più recenti di finanziamenti garantiti dai Confidi. Dall’analisi di un campione significativo di finanziamenti erogati attraverso i Confidi, infatti, si è rilevata una rischiosità più accentuata sia in confronto ai finanziamenti non garantiti sia rispetto a quelli garantiti dai Confidi nel precedente passato.
Un’altra chiave di lettura è rappresentata dal fatto che i finanziamenti delle imprese start-up e/o senza storia creditizia si dimostrano essere molto più frequenti in presenza di una garanzia consortile. Dunque è soprattutto grazie ai Confidi che il sistema bancario riesce a finanziare imprese che altrimenti non accederebbero facilmente al credito, e si assiste a un fenomeno di ripartizione del rischio di imprese giovani/neo-costituite, che più delle altre sono esposte a fattori e criticità di tipo macro-economico.
Un ulteriore aspetto che emerge dall’analisi dell’Osservatorio è legato alla notevole variabilità tra un Confidi e l’altro, sia in termini di crescita delle garanzie erogate che di rischiosità del portafoglio di imprese garantite. Tale fenomeno rafforza la necessità di valutare in maniera robusta e puntuale la solidità dei singoli Confidi, rapportando il loro patrimonio con il portafoglio garanzie in essere.
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